Fumo

La storia di Fumo ve la facciamo raccontare dalla sua nuova mamma.

“Sin da piccola avrei voluto un cane nella mia famiglia, ma non ho mai potuto scegliere di adottarne uno. “Tanto lo sai come vanno queste cose, alla fine dovrò uscire io con lui tutti i giorni…!” diceva mia madre; “il cane deve stare nel verde…!” diceva mio padre;

Poi ho incontrato Emanuele, che di cani ne ha sempre avuti, il padre cacciatore ed amante di ogni tipo di animale, dalla papera al cavallo… Siamo andati a vivere insieme, e per ben due anni, lui mi diceva di prendere un cagnolino, si, sarebbe bellissimo, ma avrò la capacità di curarmi di lui?!, sarò in grado di essere una brava compagna di vita per lui?!, riuscirò a donargli amore?!… e soprattutto come la prenderanno i miei genitori?!

Una mattina di ottobre dello scorso anno, proprio quando Emanuele aveva smesso di chiedermelo, ho portato il caffè a letto e gli ho detto: “Sbrigati che andiamo a Muratella?!”, neanche Bolt avrebbe mai potuto fare uno scatto così veloce.

Era sabato, tanta gente, soprattutto famiglie con bambini, un clima gioioso festoso.

Non ero mai stata in un canile, aspettiamo un tempo apparentemente lunghissimo, poi alla fine ci siamo, la volontaria ci chiama, che emozione finalmente!

Quello che però ho visto è stato straziante, Emanuele parlava con la volontaria, io mi concentravo sui cagnolini, ovvio me li sarei portati tutti a casa, sentivo solo un profondo senso di ingiustizia! Ero molto confusa, arrabbiata. Mentre la volontaria parlava con Emanuele, mi guardava e ovviamente aveva già capito che tipo sono, profondamente emotiva, alcuni cagnolini, non erano adatti a me, gli avrei solo fatto male.

Abbiamo fatto un giretto, e poi siamo tornati al punto di partenza, c’erano dei cuccioli piccolissimi, ma Emanuele mi ha fatto ragionare sul fatto che loro hanno più possibilità di essere adottati, è giusto per noi prenderne uno un po’ più grande, giovane!

La volontaria torna, e ci dice che c’era un ultimo cagnolino da vedere, non era del canile, ma delle volontarie lo avevano portato qui da Terni, cercava una casa, era in stallo, un po’ da una signora (Paola) un po’ dalla volontaria Silvia, “è nell’ufficetto delle adozioni…” apre la porta, ci corre in contro un piccolo cagnolino, tutto salti e “fammi le coccole ti prego…”

È subito saltato sulle gambe di Emanuele e dopo ha cercato le mie attenzioni.

Sono rimasta secca, ci siamo guardati e abbiamo capito: era già nostro amico.

Dopo un po’ di coccole, arriva Silvia, le diciamo che vorremmo prenderlo con noi.

Silvia ci parla, ci racconta la sua storia, Fumo così si chiamava, era stato prelevato da due tizi improbabili che lo tenevano incatenato ad una altrettanto improbabile cuccia di lamiera per fare il cane da guardia (?)… era lì con Otto, il suo amichetto che era già stato adottato.

Facciamo una piccola passeggiata, per la prima volta al guinzaglio, lui bravissimo io una frana, Silvia era lì, ci guardava senza giudicarci, e questo mi dava sicurezza.

Ci diamo appuntamento per la settimana successiva, un lungo colloquio nel nostro appartamento, hanno fatto, Silvia e Lucia, a me ed Emanuele, le stesse domande che mi ero fatta per una vita… solo dopo aver capito se potevamo essere i compagni di vita per Fumo, abbiamo compilato il foglio di pre-affido.

Ci eravamo lasciati dicendo che nel fine settimana lo saremmo andati a prendere da Paola.

Appena arrivati, inizia a saltare come un pazzo, viaggio in macchina, passeggiatina e a casa.

Da quel momento, ci è cambiata la vita a tutti e tre ed in questo viaggio Silvia e Lucia, così anche Luisa, educatrice, ci hanno sostenuti, coccolati e seguiti con competenza e discrezione, sempre disponibili a qualsiasi domanda! Ci siamo incontrati varie volte, ed ogni volta era un piacere per Matley, non più Fumo, di incontrare le sue amichette.

Ancora oggi, mi chiedo che fine avrebbe fatto Matley, se non fosse stato portato via da quella situazione, se non avesse incontrato sul suo percorso di vita delle volontarie così tenaci, che pur di non mettere Matley in una condizione come quella del canile, se lo tenevano a casa e se lo portavano in giro per farlo conoscere.

Ora noi siamo una bella famiglia, siamo felici e tutto ciò che poteva sembrare una rinuncia o sacrificio, è solamente arricchimento e piacere.

A proposito, i miei genitori, che inizialmente sono rimasti scioccati, dopo solo cinque minuti di conoscenza hanno iniziato a progettare le vacanze con lui, ora fanno a gara per portarlo a fare la passeggiata ed ogni volta che ci sentiamo, mi chiedono sempre come sta il nanetto!

A queste ragazze, noi dobbiamo solo dire grazie, perché oltre a salvare questi animali, da condizioni assurde, curarli e coccolarli, costruiscono un ponte con la razza umana che è fatto di amore, competenza e cura; esempi che non possiamo che seguire nella nostra vita con i nostri amici a quattro zampe.”

Marta Reali

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